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ANNO 1 N° 1
Editoriale
- di Fabrizio Del Monte
La
Diga di Castel Giubileo - di Fabrizio Del Monte
Carp
Fishing 1° Appuntamento - di Fabrizio Bove
Pesca
a Mosca - di Francesco Losito e Federico Silveri
LA
RICETTA DEL MESE - Trotelle alla
Crosta
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Editoriale
- di Fabrizio Del Monte
Amici pescatori,
per anni ho frequentato ogni tipo di acque, spinto dalla passione
per la pesca; e in questo tempo ho avuto modo di conoscere molte
persone con le quali condividere la mia passione.
Ho cercato suggerimenti, confronti ed informazioni ovunque,
ma non ho mai avuto la possibilità di sapere cosa accadeva
nei luoghi che frequentavo, se non grazie agli amici di pesca incontrati
in questi anni.
Il progetto che io ed altri amici stiamo cercando di realizzare
è quello di creare un punto d'incontro per tutti i tipi di
pescatore, a prescindere dal livello tecnico e dall'esperienza,
che condividono l'amore per questo sport ed anche, perché
no, per chi è semplicemente incuriosito dal mondo della pesca.
E' nata, così, l'idea di creare un "luogo" in cui
le esperienze, i suggerimenti ed i pareri tutti
noi possano essere confrontati, senza la pretesa di dare regole
universali.
In questo modo vorremmo creare una sinergia comunicativa fra noi
pescatori, i laghi di pesca sportiva ed i negozi che frequentiamo,
in cui ci siamo tante volte trovati ad ascoltare ed a raccontare
memorabili avventure di pesca.
Con il vostro aiuto possiamo creare questa rivista dedicata agli
amanti di un meraviglioso sport: la Pesca.
Per questo motivo vi chiedo di inviarci le vostre storie e le foto
o di contattare la redazione per interviste che verranno pubblicate
ogni mese.
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La
Diga di Castel Giubileo - di Fabrizio Del Monte
La diga di Castel Giubileo è
uno di quei luoghi che offre ai pescatori una zona di pesca facile
da raggiungere e caratterizzata da ambienti vari, al punto da poter
praticare la maggior parte delle tecniche di pesca.
Il "Castel Giubileo", da cui prende il nome, era nel 1280
di appartenenza del monastero di San Ciriaco.Esistono diverse correnti
di pensiero riguardo all'origine del nome e possono essere ricondotte
principalmente a due filoni: da una parte si ritiene che il nome derivi
dal fatto che il castrum fu acquistato da
Bonifacio VIII con
i soldi del Giubileo del 1300; dall'altra perché venne posto
sotto l'egidia dei Giubilei. Nel 1406 il castello fu
assalito ed occupato da Paolo
Orsini e, nel 1484, venne saccheggiato da una banda armata. Dopo essere
stato depredato, il castello entra in un declino che lo porta ad essere
progressivamente utilizzato per finalità agricole.
La diga fu commissionata dalla SIT (Società Idroelettrica Tevere)
ora ENEL nel 1951 e progettata dall'architetto razionalista Gaetano
Minnucci. L'impianto è del tipo a "bassa caduta",
in quanto il dislivello disponibile per attivare le turbine varia
da un massimo di 8,20 m. ad un minimo di 3 metri. Lo stesso fornisce
energia elettrica "zero emission" a 12.000 famiglie romane.
Alla realizzazione della diga parteciparono anche molti operai provenienti
da Terni che, ad opera ultimata, si stabilirono nelle zone Labaro
e Prima Porta.
Dal punto di vista ambientale, la diga offre uno scorcio variopinto
che lascia dimenticare il caos della città. Le sponde del Tevere,
in quest'area, sono colonizzate da diverse specie di salici e di pioppi.
I canneti a Cannuccia di palude, intervallati dalle localizzate e
splendide fioriture del Gaggiolo acquatico, costituiscono habitat
preferenziale di nidificazione e rifugio per diverse specie di uccelli
acquatici come la Gallinella d'acqua, il Cannareccione e la Cannaiola.
Non è difficile, durante le battute di pesca, osservare il
Martin Pescatore, Nutrie e qualche tartaruga d'acqua.
Le acque sono popolate di splendidi esemplari di carpa, lucci, black-bass,
tinche, barbi, scardole, persici e, da qualche t
empo, gira voce sulla presenza
del Siluro.
Le tecniche che
possono essere impiegate in quest'area, spaziano dal Carp-fishing
alla pesca con il vivo.
Buoni risultati possono essere
conseguiti a spinning e con la classica tecnica della pesca a fondo.
Se siete appassionati di spinning leggero e medio, potete divertirvi
a caccia di Black-Bass (Vi consiglio di eliminare gli ardiglioni dall'amo,
per non danneggiare la bocca di questi splendidi pesci!); per gli
amanti dello spinning pesante, utilizzate cucchiaini con un fiocco
rosso, oppure grandi minnows.
Nella zona a monte della diga, potete dedicarvi sia a pesci gatto
ed anguille, con il verme a fondo, che alle carpe ed ai carassi, con
il mais o la pastura.
In ogni caso, qualsiasi sia la vostra tecnica di pesca, ricordate
di praticare il "CATCH&RELEASE" e di rispettare il luogo
che vi ospita: ogni piccolo gesto è come una goccia
ma
tante gocce fanno un mare.
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Carp
Fishing 1° Appuntamento - di Fabrizio Bove
Salve a tutti, eccomi qui a scrivere
per la prima volta su questa rivista, in cui credo perché
nata con passione ed affetto per opera del mio amico ed omonimo
Fabrizio Del Monte, e che mi auguro possa essere un valido punto
di riferimento per chiunque cerchi consigli, notizie od abbia curiosità
sul mondo della pesca.
Nello specifico, la mia attenzione e le mie pagine saranno rivolte
al mondo del Carp-fishing.
Il termine nasce in Inghilterra negli anni '50 ed in principio stava
ad indicare ogni tipo di pesca rivolto ad insidiare lei, la regina
delle acque dolci, la carpa. Nulla a che fare quindi con le moderne
attrezzature, che piano piano impareremo a conoscere, che sono gli
strumenti inseparabili di noi carpisti, i nostri fedeli compagni
di mille avventure; niente buzz-bar, rod-pod, boiles e altri oggetti
misteriosi e di difficile pronuncia, ma una canna robusta, magari
una semplice manciata di mais e come al solito tanta pazienza, per
catturare il meraviglioso ciprinide.
Con il tempo, questo tipo di pesca si è evoluto, sia nel
campo delle attrezzature, che in quello delle esche fino ad arrivare
al moderno carp-fishing.
Le canne diventano sempre più vicine alla perfezione, tecnici
specializzati studiano giorno e notte alla ricerca del materiale
più leggero e resistente per costruirle, inventano ami dalle
forme nuove, e provano ad immaginare l'esca che possa sconvolgere
le leggi della pesca scritte fino a questo momento.
I nostri nonni andavano a pescare le grosse carpe armati di pochissime
cose, e dai racconti che abbiamo ascoltato più o meno tutti
noi pescatori, ricorderemo sicuramente che si usava polenta, pane,
e spesso queste esche venivano aromatizzate, magari con un goccio
d'anice o un po' di formaggio.
L'evoluzione c'e' stata anche in questo campo, si è cercato
di creare un esca che sia resistente, che duri in acqua per molte
ore e che sia incredibilmente attraente ma, soprattutto, che permetta
una selezione del pesce, ed ecco arrivare le "boiles",
termine che impareremo a conoscere molto presto e che, nell'immaginario
di ogni carpista, significa fantasia, colori e sapori sempre nuovi,
capaci di stimolare anche la carpa più svogliata.
Lentamente questo movimento, quest'onda d'urto, è arrivato
fino a noi e per molti, me compreso, è stato amore a prima
vista.
Si è assistito ad un vero e proprio boom, i laghi hanno cominciato
ad essere battuti
inizialmente da carpisti solitari che, montata la loro tenda rimanevano
a pescare anche per una settimana di seguito, e
noi pescatori di vecchio stampo assistevamo a catture che mai ci
saremmo sognati di vedere, rimanendo incantati e
provando quel pizzico di invidia
propria di ogni pescatore.
Poi, con gli anni, si poté assistere alla formazione di vere
e proprie tribù in riva ai
laghi ed ai fiumi, tende di carpisti si mischiavano con i pescatori
locali, scesi magari a fare la pescatina di un paio d'ore.
La voglia si sa
viene guardando
ed eccomi qui!
Sono ormai diversi anni che pratico questa tecnica di pesca, che
seguo questa corrente, e posso dirvi con certezza che il carp-fishing
è si forse l'unico sistema per catturare carpe da brivido,
ma è anche allegria, emozione, aggregazione, nottate intorno
al fuoco, preparativi minuziosi ed appassionanti, posti incantevoli
da vivere, relax ed adrenalina allo stesso tempo, stelle sulla testa
e un po' di magia.
E forse è proprio per tutte queste cose che sempre più
persone scelgono di praticarlo; perché forse, in fondo, tutti
noi abbiamo a volte bisogno di stelle sulla testa e di un po' di
magia
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Pesca
a Mosca - di Francesco Losito e Federico Silveri
Un gruppo di amici, un corso d'acqua,
una canna da mosca, emozioni, passione, natura. E' forse solo questo
la pesca con la mosca?
Non ne sono affatto convinto; questa tecnica mi trasmette qualcosa
in più rispetto ad altre. La preparazione, la conoscenza
degli insetti, il saper leggere l'acqua, la possibilità di
insidiare i pesci con artificiali costruiti da noi stessi, ci dà
la possibilità di mettere veramente una parte di noi nell'azione
di pesca.
Ora basta girarci intorno ed andiamo al sodo.
ATTREZZATURA: canna, coda, un pugno di mosche e qualche accessorio
di supporto.
OBIETTIVO: catturare e rilasciare il pescato; si, avete letto bene,
poiché vincere è bellissimo,
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ma rilasciare è come
vincere due volte
provare per credere!
LA CANNA: la sua lunghezza viene espressa in "piedi" (c.ca
30 cm.), e varia dai 6 fino ad oltre i 10 piedi. Di norma, si impiegano
canne corte per i piccoli corsi d'acqua, e le lunghe per quelli
di maggiori dimensioni. Esistono tre tipi di azione che differenziano
una canna: di punta, medio-punta e parabolica. Il tempo ci porterà
a capire quale sarà quella più adatta a noi, anche
se la norma ci porta a preferire le prime due per la mosca secca
e l'ultima per la ninfa. Inoltre, su ogni canna è riportato,
oltre alla lunghezza, il simbolo # seguito da un numero (es.#6),
per indicare quale tipo di coda è più opportuno utilizzare.
MULINELLO: serve per raccogliere la coda e, diversamente dalle altre
tecniche di pesca, è montato alla base dell'impugnatura.
Può essere tradizionale o large arbour.
LE CODE: si distinguono per profilo; i più usati sono DT
e WF. Hanno una lunghezza generalmente di 27 metri, e possono essere
sia galleggianti che affondanti. Le code leggere vanno dalla #1
alla #4 e si utilizzano con la mosca secca; le pesanti vanno dalla
# 4 in su e sono utilizzate per la ninfa.
LE MOSCHE: sono imitazioni di insetti costruite prevalentemente
con materiali naturali. Si dividono in secche, utilizzate
per la pesca in superficie,
e ninfe, per la pesca sommersa.
FINALI: sono in nylon e servono per collegare la coda alla mosca.
La lunghezza, come per le canne, è espressa in piedi. Utilizzeremo
i più lunghi per la mosca secca ed i più corti per
la ninfa.
ACCESSORI: spilli, trimmer,
asciuga-mosche, ecc. Servono chiaramente come ausilio ma non sono
meno importanti del resto.
COSTI: per una canna, una coda ed un pugno di mosche sono sufficienti
circa 250 €. Il costo di un mulinello va dai 45 € in su.
Per iniziare a praticare questa tecnica, consiglio di partecipare
ad un corso, in modo da evitare errori nell'acquisizione dei fondamenti
e per imparare a pescare in tempi brevi.
In linea di massima la pesca a mosca si divide in due tecniche:
la mosca secca, con cui andremo ad insidiare i pesci che bollano
(sono quelli che vengono in superficie per nutrirsi di insetti);
e la ninfa, che avrà un'azione sotto la superficie dell'acqua,
nei casi in cui sarà assente l'attività dei pesci
in superficie.
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LA RICETTA
DEL MESE - Trotelle alla Crosta
Tempo di preparazione:
1 h. 30 min.
Ingredienti: 4 trotelle, 400 gr. di funghi champignons,
500 gr. di farina bianca, 50 gr. di burro, 2 uova, 2 cipolle,
sale e pepe.
Preparazione: impastare la farina, le uova intere, un pizzico
di sale e diluire con acqua quanto basta per preparare la pasta
sfoglia. Lasciare riposare per mezz'ora.
In una teglia fare soffriggere la cipolla tritata, aggiungere
i funghi tagliati a fettine e lasciare cuocere a fuoco lento.
Stendere la pasta con il matterello in sfoglie sottili e ritagliarne
dei rettangoli leggermente più grandi della lunghezza delle
trote. Mettere una trota pulita e spinata in ogni foglio di pasta,
salare, pepare e versare sopra i funghi trifolati. Ripiegare i
lembi della pasta e chiudere sigillando bene ai bordi. Con la
punta di un coltello fare delle incisioni a forma di squame. Imburrare
in una teglia, mettere le trote e passare in forno caldo per 30
minuti.
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