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ANNO 1 N° 2
Editoriale
- di Michelangelo Letizia
Traina
col Vivo - di Paolo Castelnuovo
Per
Chi Vuole Iniziare - di Fabrizio Del Monte
Carp
Fishing 2° Appuntamento - di Fabrizio Bove
Castel
Gandolfo - di Fabrizio Del Monte
Surfcasting
e Surfishing - di Matteo Rocco
LA
RICETTA DEL MESE - Spiedini di Polpo
e Seppie
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Editoriale
- di Michelangelo Letizia
Care lettrici e carissimi lettori,
come direttore editoriale de L'Ora della pesca sono felice di potervi
esprimere la mia più sincera gratitudine.
Siete un pubblico fantastico!
Siete voi pescatori, giovani e meno giovani che giorno dopo giorno,
ci date il coraggio e tante nuove idee per fare il primo giornale
di pesca locale Italiano.(Gratuito!!!)
E' sorprendente la passione che dimostrate di avere per questo sport
.
Sono le vostre avventure e i vostri racconti che interessano tutti
e rendono davvero avvincente il nostro lavoro.
Un grazie di tutto cuore va a tutti coloro i quali hanno compreso
lo sforzo umano che è stato impiegato sin dal primo
giorno di lavoro della redazione.
Una redazione ampia, la nostra, fatta non solo di chi scrive, ma
anche di chi legge !
Ci avete stimolato , ci avete supportato e ci avete apprezzato fin
dall'inizio.
Che dire: "oggi mi sento proprio fortunato!" Magari sarà
perché la prima idea di realizzare questo giornale è
nata nella mente e nei discorsi di due amici che chiacchieravano
in un bar; o magari perché oggi siamo finiti nelle case dei
pescatori di tutto il Lazio.
Di una cosa però sono certo: " per inventarsi un nuovo
mezzo di comunicazione c'è bisogno di tanta buona volontà,
coraggio e una buona dose di creatività".
Tutto ciò è indispensabile per partire! Ma la cosa
davvero importante per continuare è un grande pubblico come
voi.
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Traina
col Vivo - di Paolo Castelnuovo
Il concetto di pesca
a traina non è certo nuovo, e risale ai tempi dei nostri nonni
e forse anche prima.
Come tutti sappiamo, la tecnica è quella di trainare, da una
barca, un'esca finta o viva, attaccata ad una lenza di nylon. Una
volta, i pescatori di alcuni paesini di mare, la facevano a remi con
lenza a mano.
Ci sono poi molte differenze tecniche, sia per le tipologie di pesci
che si vogliono insidiare, che da quella sottocosta a quella in altura.
Come in altre tecniche a volte si va in bianco, ma si è ripagati
comunque dalle ore trascorse in mare, con la vista di spettacoli a
volte incredibili, di salti di pesci o del passaggio dei delfini e
magari anche di balenotteri, come mi capitò anni fa, appunto
durante una battuta di pesca.
Personalmente prediligo la traina col vivo per insidiare Dentici,
Ricciole, Lecce e Serra.
E' un tipo di traina molto tecnica e che si svolge comunque sottocosta,
su fondali misti di roccia e posidonia, che non richiede barche di
grosse dimensioni.
L'attrezzatura deve essere di buona qualità, canna stand-up
da 12/20 lb, un mulinello rotante che contenga almeno 300 mt. di filo
dello 0,60, terminali a 2 ami, di cui il trainante scorrevole per
regolarlo in base alla lunghezza del pesce, e qualche piombo dai 250
ai 500 gr. per far affondare l'esca trainata.
L'azione di pesca si svolge nel seguente modo: dopo aver pescato i
pesci esca, aguglie, sugarelli, occhiate od altro ed averle mantenute
in un contenitore con ricambio d'acqua, si innesca il pesce vivo,
si calano circa 20 mt di filo, si aggancia alla lenza il piombo a
pera che è stato montato su di un bracciolo di circa 1,5 mt.,
e si apre la frizione del mulinello fino a che il piombo non tocca
il fondo. Si recuperano 2-3 giri di manovella e si inizia la pesca
vera e propria facendo salire e scendere il piombo seguendo il fondale.
A questo punto attenzione, l'attacco potrebbe avvenire da un momento
all'altro! Sarà un dentice od una ricciola?
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Per
Chi Vuole Iniziare - di Fabrizio Del Monte
Queste poche righe sono indirizzate
a chiunque voglia accostarsi al mondo della pesca sportiva, in particolare
a tutti quei giovani che, come è accaduto a me, si trovano
nella condizione di dover imparare da soli.
La mia prima canna da pesca fu una 3 m. in bamboo, divisa in tre
parti: una canna da punta, ossia senza mulinello, che mi ha permesso
di entrare in questo meraviglioso mondo. In questo modo ho subito
capito come la pesca fosse innanzitutto "contatto con la natura".
Mi sono ritrovato a trascorrere giornate, insieme a mio padre che
mi accompagnava, sugli scogli, oppure lungo le sponde del Tevere
fuori Roma o ancora, nelle calette delle meravigliose coste greche.
Avevo 6 anni la prima volta che presi una canna da pesca in mano
e, grazie alle ispirazioni del cartone animato Sampei, trascorrevo
interi pomeriggi a disegnare le montature che avrei preparato per
la successiva battuta di pesca.
E' incredibile pensare al numero di pesci che pescai con quella
rudimentale canna... e ancora oggi, la conservo con grande cura
e rispetto.
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Per tutti questi motivi consiglio, come prima attrezzatura, una
canna da punta, che oggi vendono a poco prezzo, anche di lunghezza
superiore ai 5 mt. In questo modo sono sufficienti 25 mt dello 0.25
(è il diametro della lenza), un galleggiante, dei piombini,
delle girelle (a cui verrà legato il terminale, ossia l'ultima
parte di lenza che arriva all'amo), una bobina per i terminali da
25 mt, con un diametro variabile in base al pesce che vogliamo catturare.
Per finire, bastano un paio di bustine di ami, le cui dimensioni
variano in base al pesce e all'esca che utilizziamo: generalmente
il n. 10 è impiegato per quasi tutti i tipi di vermi (eccetto
per il bigattino, dove è necessario dal n. 12 in su), mentre
l'amo dal n. 8 in giù, è preferibile per il mais.
A questo punto
buon divertimento per la vostra prima battuta
di pesca!
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Carp
Fishing 2° Appuntamento - di Fabrizio Bove
Salve a tutti i
lettori, eccomi qui di nuovo a parlare di carpe, di carpfishing
e di emozioni.
Questa volta cercherò di fare un po' di chiarezza su quegli
oggetti non identificati a cui accennavo sul primo numero e che
sono indispensabili per ogni carpista.
Bisogna però ricordare una cosa, e cioè che spesso
quando si viene a conoscenza di una nuova tecnica di pesca, la curiosità
iniziale mista alla frenesia di provare il nuovo, ci porta a fare
spese esagerate, vogliamo il meglio e spesso confondiamo il meglio
con il superfluo e ci riempiamo di oggetti completamente inutili,
almeno alle prime armi.
Il carpfishing, necessita essenzialmente di una cura particolare
nella scelta dei prodotti, e il carpista con il tempo sarà
in grado di personalizzare il suo modo di pescare, scegliendo aromi,
sperimentando montature e facendo lavorare ingegno e fantasia a
suo piacimento.
L'importante è ricordare una cosa, il carpista è un
gentiluomo, e deve comportarsi come tale, visto che è buona
regola rilasciare la carpa, o eventuali prede incappate per sbaglio
sulla nostra esca, magari dopo aver fatto una splendida fotografia.
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Quindi anche l'attrezzatura deve favorire la minor sofferenza possibile
per il pesce.
A tale proposito, prima ancora di acquistare le canne da pesca,
io consiglierei di comprare un materassino per slamarlo e tenere
il corpo del pesce umido.
Ma cominciamo con lo stretto necessario: canna, mulinello, monofilo,
ami, piombi rod-pod, segnalatori e boiles.
Iniziamo con le canne, dicendo che ne esistono di tutti i tipi e
per tutte le tasche, per cominciare può andar benissimo una
canna di lunghezza variabile dai 330 cm ai 390cm preferibilmente
a due innesti canne che offrono un ottimo rapporto tra leggerezza
e potenza.
La potenza di una canna è espressa in libbre e si misura
calcolando quante libbre devono essere applicate sulla punta per
farla curvare di 90°.
Io personalmente uso canne dalle 2 alle 3 libbre e mezzo, e ciò
mi permette di pescare in tutte le situazioni.
Consiglio di cominciare con una sola canna, e poi magari allargare
la famiglia fino a due, tre canne, sfruttando così un maggior
campo di azione e avendo la possibilità di provare esche
differenti nello stesso momento.
Il mulinello e' fondamentale: deve contenere almeno trecento metri
di monofilo 0.30,meglio ancora 0.35 per far fronte alle repentine
sfuriate del ciprinide allamato, in grado di sprigionare una potenza
incredibile,che spesso riesce a mettere in crisi anche i mulinelli
più buoni.
La frizione e' importantissima, deve essere precisa come un orologio
svizzero, e dobbiamo imparare a regolarla ad occhi chiusi.
Ami della misura compresa tra il 2 e l'8, preferibilmente ad occhiello
per favorire la particolare montatura che vi spiegherò più
avanti,con una punta particolarmente penetrante.
I piombi usati nel carpfishing assomigliano molto a quelli usati
nel surf-casting almeno come misura.
Quelli usati nel carpfishing sono spesso rivestiti di plastica,
spesso legati ad una girella o montati in maniera particolare per
impedire grovigli che purtroppo, specialmente in situazioni difficili
e con fondali particolarmente ostili sono all'ordine del giorno
(mi viene in mente il fondale del Tevere da buon romano).
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Parliamo ora del Rod-Pod, che poi non sarebbe altro che un reggicanne,
dalla forma spaziale ma comodissimo perchè
permette un posizionamento ottimale delle canne su qualsiasi terreno.(foto)
Su questi rod pod vengono applicati i famosi e caratteristici avvisatori
acustici e visivi, che permettono di essere sempre allertati ad
ogni minimo movimento della lenza.
Anche questi ce ne sono per tutti i gusti, e sui modelli più
costosi è possibile anche regolare la sensibilità
secondo le condizioni atmosferiche ed il volume.
Infine abbiamo le boiles, particolari esche a base di farine varie
dai mille colori e dai mille aromi, che vengono innescate sull'hair
rig (letteralmente capello, visto che all'inizio si usavano proprio
i capelli per fare le montature).
Più avanti tratteremo ognuno di questi oggetti in maniera
più dettagliata, per il momento vi saluto
e una raccomandazione..se
catturate una carpa ..liberatela con cura
la prossima volta
sarà ancora più grossa
e più furba
Al prossimo numero.
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Castel
Gandolfo - di Fabrizio Del Monte
Collocata a sud-est
di Roma, a 22 km di distanza, Castelgandolfo è famosa per
essere la residenza estiva del Pontefice della Chiesa Romana. Il
paese, situato a 436 metri di altezza, è una tipica località
dei Castelli Romani fortemente legata alle tradizioni e alla cucina
locale. Il lago sottostante, detto di Castelgandolfo, ma più
correttamente di Albano, è di origine vulcanica. Nella stagione
estiva la sponda nord si trasforma ospitando alcuni stabilimenti
e attirando gli appassionati di canoa...e non solo! Anche i pescatori
e gli amanti della natura in genere! E tra questi c'è Eugenio
Raso, noto a tutti come "Nonno Eugenio". Da trenta anni
frequenta Castelgandolfo e dal 2000 ha trovato uno spazio tutto
suo con la "Spiaggetta del Pescatore" che, insieme ai
suoi amici pescatori hanno dedicato al Santo Padre, Papa Giovanni
Paolo II. Sulla spiaggia sono collocati una statua in gesso di Gesù
ed una della Madonna di Lourdes. Tutto è avvenuto in occasione
del Giubileo e si è anche celebrata una messa in riva al
lago. Eugenio Raso e la moglie Anna sono stati anche ricevuti dal
Pontefice in rappresentanza di tutti i pescatori ed hanno donato
al Santo Padre un crocifisso di bronzo argentato per il tramite
di Don Giorgio, il parroco di Castelgandolfo, oltre ad una targa
quale riconoscimento di "Pescatore di anime nella storia dell'umanità".
Non più giovane ma vigoroso ed energico, Nonno Eugenio dispensa
consigli a tutti. I bambini
e i principianti in particolare beneficiano dell'esperienza di questo
pescatore che li guarda con i suoi
occhi carichi di umanità
e fa nascere in loro la voglia di emularlo. Egli trascorre i giorni
sulla spiaggetta a contatto con la natura, questo è infatti
un punto di ritrovo per anatre, germani reali, oche bianche. Sono
in molti a chiamarlo "nonno Eugenio" ma lui una nipote
vera ce l' ha: si tratta di Sofia già pronta a seguirlo
in nuove avventure sulla barca a pesca. Lui è lì,
con la sua fede che lo sostiene e dà un senso alla propria
esistenza. Chiunque si avvicina a nonno Eugenio ne resta affascinato.
Sono la semplicità, la serenità e la voglia di regalare
un po' della propria saggezza di vita che colpiscono i più
giovani che si sentono così quasi di fronte ad un maestro.
E allora nasce spontaneo nell'animo del pescatore, che è
spesso anche un sognatore, un grazie, grazie dal più profondo
del cuore, grazie nonno Eugenio.
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Surfcasting
e Surfishing- di Matteo Rocco
Mi chiamo Matteo ROCCO e pratico
il "SURFCASTING" da moltissimi anni, credo dalla fine
del 1960 (quando la canna di bambù era l'unico attrezzo
per mettere in pratica la pesca dalla spiaggia).
Entrai nell'agonismo nel 1989, intraprendendo subito la via del
"Long Casting", ovvero, il lancio del piombo sul prato
(non per pescare rane ma per lanciare un piombo oltre i 200 metri).
A quei tempi non c'erano istruttori federali, neanche chi t'insegnava
il lancio pendolare a dovere. Per guadagnarmi un posto nella nazionale
di lancio, dovetti allenarmi tutti i giorni assiduamente per mantenere
il mio "record" nei primi posti delle classifiche nazionali.
L'impegno e la fatica mi premiarono, tanto da essere convocato
nel "Club Azzurro" per partecipare, ad Ipswich (Inghilterra),
al "Campionato Europeo di Long Casting"; era il 1992.
Gareggiare a fianco dei grandi campioni inglesi come: Paul Kerry,
Neil Mackellows, Gary Setchell, Ken Holdam e tanti altri, fu una
grandissima soddisfazione.
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Nel frattempo ideai il primo piombo aerodinamico italiano: il
"RoccoBomb". Proseguii gli studi su altre forme di piombi
per il surfcasting come: "RoccoTop"- Sporteen - Evolution
- Rocco2000 - RoccoRush"- Pyramidon - Tournament e Tommy.
Dopo aver collaborato con alcune ditte "leader" del
settore, ho realizzato il progetto "IDRHAS", prima serie
di canne senza anelli scorrevoli. Sulla stessa scia seguirono:
"LYBRA" - TRAVEL SURF" e "TRIAL COMPACT ".
Poi fu la volta delle "C.A.R.D.S." (Canne a Ripartizione
Di Sezioni) COME: "PRO ART" - "VRT" - "VRT
TOURNAMENT" e "XKT TOURNAMENT", quest'ultime dedicate
alle gare di lunga distanza.
In questi ultimi anni, la pesca sportiva ha avuto uno sviluppo
enorme e il surfishing ne gode la felice posizione della classifica.
Non per nulla questa tecnica è diventata la più
diffusa ed, infatti, ha preso corpo in tutto il mondo.
Le coste sabbiose sono il regno del surfishing, in particolare
del surfcasting quando il mare diventa ideale nel residuo di una
mareggiata e il pesce si muove alla ricerca di cibo. Il surfishing
é l'attuale tecnica praticata durante tutto l'anno, dove
le attrezzature si alternano secondo le condizioni del mare e
delle stagioni.
Quest' articolo ed i prossimi vi permetteranno di analizzare le
varie tecniche del "surfcasting moderno", quello che
maggiormente è praticato con le canne da lancio nel bacino
Mediterraneo specificandone, in particolar modo, la tecnica e
i momenti migliori per catturare le specie più espressive.
Spero di soddisfare le vostre attese, quindi, possiate trarre
validi motivi e diventare "uno di noi"; soprattutto
di rimanere sportivi nel rispetto della natura.
SURF FISHING:
Prima di addentrarci nelle varie tecniche è bene fare un
po' di chiarezza sulla suddivisione del surfishing, che spesso
giunge vago alla maggior parte dei pescatori sportivi e non solo.
In poche parole si tratta solo di fare ordine e dare a Cesare
quello che appartiene a Cesare, poiché ognuno lo interpreta
a modo proprio. Nel complesso generale, parlando del surfishing
si usa il termine "surfcasting". In verità, questo
termine è riservato al surfishing pesante dove la corretta
interpretazione vede utilizzare canne potenti, piombi pesanti,
esche voluminose e mulinello a tamburo rotante. Nel surfishing
medio e leggero, di conseguenza, tutto è ridimensionato
e generalmente è preferito il mulinello a tamburo fisso.
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Il Surf Fishing comprende ogni tipo di pesca praticata dalla spiaggia,
sia con canne da lancio leggere, sia pesanti, mentre il Surf Casting
rappresenta solo la parte con attrezzature più impegnative.
Il Surf Fishing medio, in Italia, viene anche simboleggiato dall'attuale
Light Casting; cosi come il surfishing leggero, dal Beach Ledgering.
Inoltre, anche la pesca a fondo, la pesca a Mosca e soprattutto
lo Spinning, rientrano nel surfishing. Lungo le coste italiane
invece, la parola surfcasting assume un significato più
intenso perché generalizza la pesca dalla spiaggia con
canne da lancio.
La pesca a fondo: è la denominazione di una tecnica che
si pratica in acque calme dove l'esca rimane statica; solitamente
praticata nei porti oppure ovunque vi sia l'acqua ferma.
Questa suddivisione, negli ultimi anni, ha subito vari mutamenti
a causa dell'evoluzione delle attrezzature e anche le denominazioni,
a loro volta, hanno subito una nuova e definitiva regola: "La
Pechè a Bord du Mer".
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LA RICETTA
DEL MESE - Spiedini di Polpo e Seppie
Ingredienti
per 4 persone:
seppie kg 1, polpo kg 0,800, 4 fette di pancarré, basilico,
rosmarino, prezzemolo, aglio fresco, olio extravergine d'oliva,
sale, pepe.
Preparazione:
Pulite le seppie. Lavate il polpo e fatelo lessare in abbondante
acqua fredda non salata.
A cottura ultimata, scolate il polpo e spellatelo ancora caldo.
Togliete la crosta alle fette di pancarré quindi passatele
al mixer. Raccogliete il pane tritato non troppo finemente in
una ciotola e impastatelo con abbondante trito aromatico (rosmarino,
basilico, prezzemolo, uno spicchio d'aglio), sale, pepe macinato
fresco e un poco d'olio.
Tagliate a pezzetti il polpo e le seppie, quindi preparate gli
spiedini, alternando i vari tipi di molluschi. Passare gli spiedini
nel pane aromatico facendoli rivestire bene
Cuoceteli per circa 15', a fuoco moderato, sulla griglia ben
calda, girandoli per farli colorire da tutti i lati. Serviteli
subito, sistemati nel piatto da portata, conditi con una salsina
preparata frullando olio, aglio, sale, pepe e basilico.
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