|
            
|
|
ANNO 2 N° 3
Pensieri
di Pescatore - di Fabrizio Del Monte
Surfcasting
a nord della Capitale - di Matteo Rocco
Traina
ai Dentici - di Marco Lupetti Lupus
Una
Giornata sul Tirino - di Fabrizio Del Monte
|
 |
Pensieri
di Pescatore - di Fabrizio Del Monte
 |
Arriva la primavera,
dovrebbero arrivare giornate un po' più calde, e forse,
tutto quello che abbiamo tanto sognato in inverno si potrà
realizzare. Le tante battute di pesca di cui abbiamo letto nelle
varie riviste o visto in televisione, che ci hanno solleticato
la voglia di andare a pesca, potranno finalmente diventare realtà.
Saremo finalmente noi i protagonisti di memorabili avventure da
raccontare agli amici. A questo punto, si rispolverano le attrezzature,
si rivede ciò che manca nella cassetta, si compra ciò
che l'usura ha reso inutilizzabile e lentamente, con la precisione
ed il rigore degni del più meticoloso e sacro rituale,
si va formando la lista di ciò di cui si ha più
bisogno e che, in base alle disponibilità economiche, si
procederà a comprare in ordine dal più utile. Di
solito, tra le cose che rimangono solamente sulla carta, ci sono
il nuovo mulinello o la nuova canna che non entreranno nel nostro
reparto pesca neanche quest' anno, ma che rimarranno ancora nei
nostri desideri come nella testa di un bambino, fino a quando
non vedremo qualcosa che ci piace di più o che molto probabilmente,
sarà così "fondamentale" che ci stupiremo
di noi stessi e di non averne sentito il bisogno prima. Così
l'animo del pescatore può essere facilmente ricondotto
a quello di un bambino: sognatore, avventuroso, curioso, geniale
a volte credulone, nel senso di credere che questo mondo possa
essere migliore
migliore? Ma perché? Se continuiamo
a vedere sporcizia sulle rive dei fiumi, dei laghi e lungo le
scogliere; se le nostre acque continuano ad essere contaminate
da speculazioni industriali e le sponde da speculazioni edilizie;
se ancora esistono pescatori che portano via buste di pesce sotto
misura; se ci si vergogna di dire a chi ci sta vicino che sta
sbagliando. E sembra quasi che chi dice la cosa giusta si debba
vergognare, e che l'azione ingiusta è del più forte
e più conformato alla società. Bisogna invertire
questa tendenza, sensibilizzando chi ci sta vicino, senza sentirsi
imbarazzati nel dire la cosa giusta. Perchè è nel
rispetto dell'ambiente, come nei confronti degli altri esseri
(siano persone od animali), che si vede il più profondo
e fondamentale senso di civiltà; quel senso senza il quale
nessuno potrà mai credere di poter vivere a lungo. Ma questo
è solo uno sfogo poiché, fortunatamente, sempre
più gente la pensa come me e sono sicuro che diventeremo
sempre di più a pensarla così!
Anche questa volta il mio discorso è andato a toccare il
tema dell'ambiente, ma mi fa solamente onore che così tanti
lettori possano condividere questi miei pensieri, uscendo da quegli
schemi tipici che la società ci impone, e da quel "perbenismo"
che tanto i genitori tentano di insegnare ai propri figli. Ma
quale apparenza ci serve, se quando siamo soli, combiniamo ciò
che davanti a tutti predichiamo? Quale illusione di benessere
ci deriva da questo? Semplicemente... quale futuro... dipende
da noi...
|
 |
Surfcasting
a nord della Capitale - di Matteo Rocco
La società John Holden
Team di Ladispoli è stata la prima società di surfcasting
che ha contribuito allo sviluppo nazionale. La società
John Holden Team, è stata la prima società del surfcasting
laziale. Nel 1982, grazie a Romano Ceri, i ragazzi del club divulgarono
per primi l'esistenza delle canne a ripartizione di sezioni e
la tecnica del lancio pendolare.
Seguirono molti interessamenti
da parte degli appassionati che diedero vita a nuovi club, anc'oggi
in continua espansione. Attualmente gli appassionati sono a migliaia
e i club affiliati alla Fipsas si contano a centinaia con una
forza agonistica di grande rilievo. Nel Lazio si calcolano 22
società sportive con oltre quattrocento iscritti, moltissimi
invece sono gli appassionati che si recano a pescare sulle spiagge
a nord di Roma. Durante il week end, la Via Aurelia diventa una
vera e propria vetrina di canne, tutte accuratamente esposte sopra
il tetto delle auto per dirigersi nei posti di pesca, tra Ladispoli
e PesciaRomana.
Abbiamo percorso anche noi, in
compagnia di alcuni "angler ladispolini", alcuni itinerari,
o meglio, gli spot celati dai pescatori locali, dove orate e mormore
la fanno la felicità del pescatore. Vista l'ampiezza territoriale,
comunque, saremo costretti a dividere il nostro percorso in alcune
puntate.
PALO LAZIALE: Palo, in antichità
si chiamava Alsium, è la prima località che incontriamo
entrando a
Ladispoli. Si tratta di un piccolo borgo Medioevale, con annesso
l'imponente castello degli Odescalchi proteso a picco sul mare.
Poco più a nord del castello, sorge un bunker bellico della
seconda Guerra Mondiale che segnala lo spot migliore del tratto
roccioso. Ampi spazi sabbiosi costituiscono il fondo su cui abbondano
vermi e bivalvi. Questi luoghi, da aprile a settembre inoltrato,
sono i favoriti per la presenza delle orate; il mare antistante
si riempie pescatori con le barche i quali posano reti e boette
ma anche armati di lenze. Le canne copiose, spuntano erette dalle
rocce per non stare mai ferme; qua e là si notano bagliori
argentei dei pesci presi; le orate sono a tiro e guai perderne
una. E' una festa che puntualmente avviene d'estate, specialmente
tra l'una e le tre del pomeriggio. Al tramonto tutto è
tranquillo e quando il sole sparisce all'orizzonte, arriva il
momento delle mormore, e che mormore!!!
 |
|
La notte è magica, i branchi
di mormore sono vicini e pascolano tranquilli senza accorgersi
delle insidie. Quando si allontanano di nuovo si possono catturare
altre e diverse varietà di pesci come: triglie, ombrine,
corvine, saraghi, occhiate e sugheri, basta essere scaltri e mettere
in pratica tutta l'esperienza
dimenticavo, non fatevi mancare
l'arenicola!
|
 |
Traina
ai Dentici - di Marco Lupetti Lupus
La
pesca a traina è sicuramente da catalogare ai vertici della
classifica delle tecniche di pesca più affascinanti. Molte
sono le sfaccettature che offre questa branca della pesca sportiva
in mare, tra le quali la traina col vivo, che è senza dubbio
la massima espressione della traina, sia in qualità di
tecnica che di pescato.
Le prede principali della traina
col vivo sono dentici, ricciole, serra e lecce. In questa prima
parte della suddetta tecnica di pesca parleremo del dentice, pesce
ricercatissimo sia per l'alto grado di soddisfazione che regala
ai pescatori che per l'ottima qualità delle sue carni. Il
dentice è sicuramente da annoverare tra le prede più
prestigiose della traina costiera in Mediterraneo.
 |
|
Vive a stretto contatto con il fondo,
in zone per lo più rocciose. Nel Lazio, è presente
soprattutto alle Isole Pontine, sulle secche del Circeo, ad Anzio,
nella zona di S. Marinella e Civitavecchia. Nella nostra area di
pesca, è alle Secche di Tor Paterno che andremo a cercarlo.
Lì un tempo era presente in folti branchi, oggi, purtroppo,
lo è molto di meno. Ciò nonostante, riteniamo utile
dedicare qualche giornata di pesca alla ricerca di questo predatore,
sia per le soddisfazioni che riceveremmo da una eventuale cattura,
sia per affinare la tecnica di traina, sia per testare le attrezzature
che utilizzeremo in vacanza, in luoghi più ricchi di dentici
quali la Sardegna o la Corsica. Allora, vediamo più nel dettaglio
come pescare questi pesci con la tecnica della traina con le esche
naturali.
L'attrezzatura. Innanzitutto,
parliamo di tecniche d'affondamento. Si, perché è
proprio a fondo che dovremo far transitare la nostra esca, il più
vicino possibile al fondo, là dove i dentici nuotano e cacciano
abitualmente. Intendiamoci, alle volte capita di ferrare dentici
anche a mezz'acqua ma la cosa è piuttosto casuale. In genere
gli attacchi avvengono sull'esca posta al massimo a 5-6 metri dal
fondo. Sebbene sia possibile affondare le nostre esche con diversi
piombi posti lungo la lenza (piombi a sgancio e piombi a tortiglione)
o anche utilizzando lenze di tipo affondante (monel e dacron piombato),
trascureremo queste tecniche in quanto più adatte alla traina
con gli artificiali. Per
trainare con esche naturali, vive o morte, due sono i metodi suggeriti:
l'affondatore ed il piombo guardiano. Sul metodo da utilizzare lasciamo
a voi la scelta, magari dopo aver letto il nostro articolo, specifico
su questo tema, nella sezione degli approfondimenti tecnici. Sono
metodi altrettanto validi anche se con caratteristiche diverse,
da scegliere in base alle caratteristiche della imbarcazione e dalle
preferenze personali. Il dentice, pur essendo un pesce che può
raggiungere dimensioni ragguardevoli, non ha una reazione particolarmente
violenta dopo essere stato ferrato. Dopo una breve prima fuga, normalmente
si fa trascinare fino in superficie, fino alla barca, quasi senza
opporre altra resistenza.
Al più, si mette di taglio,
sfruttando la resistenza dell'acqua sul corpo per opporre un
minimo di resistenza, oppure sentiremo
la trazione sulla canna a intermittenza, quando il pesce agita la
testa nel tentativo di liberarsi dall'amo. Per questo, tenuto anche
conto che la taglia media è di 3-5 chili e che piuttosto
rari sono gli esemplari che superano gli 8-10 chili, è possibile
utilizzare canne abbastanza morbide, da 8 a 12 libbre. Tuttavia,
considerando l'abitudine delle ricciole di frequentare i medesimi
posti, sconsigliamo l'uso di attrezzature tanto leggere, a meno
di non essere alla ricerca di qualche record. Personalmente, utilizziamo
canne con passanti ad anelli da 20 libbre, con mulinelli rotanti
proporzionati, caricati con lenze da 40 libbre in monofilo di nylon
o da 50 libbre in multifibra. Il finale, lungo circa venti metri,
è montato con l'interposizione di una piccola ma robusta
girella (deve passare agevolmente dagli anelli della canna) ed è
sempre in nylon o meglio ancora in fluorocarbon dello 0,60 ed è
doppiato nel tratto su cui sono montati gli ami e che presumibilmente
potrebbe entrare in contatto con la bocca del pesce ed i suoi denti.
Gli ami sono due o tre a seconda dell'esca impiegata, nella numerazione
dal 3/0 al 7/0, ad anello, leggeri e molto affilati ma dalla sezione
non troppo fine, perché la robustezza è una caratteristica
alla quale proprio non possiamo rinunciare. Mi ripeto, questa attrezzatura
è certamente sovradimensionata per i dentici ma è
pensata per poter affrontare la piacevole sorpresa di una bella
ricciola di taglia.
L'esca.
 |
|
L'esca principe è il calamaro,
reperibile solo in inverno a costo di grossi sacrifici (si pesca
esclusivamente di notte). E' un'esca che raramente passa inosservata
ed è in grado di scatenare l'attacco da parte del dentice
più smaliziato, per questo molti pescatori sfidano i rigori
invernali e si recano di notte alla ricerca di questo cefalopode
da innescare alle prime luci dell'alba. E' di difficile conservazione
e richiede vasche molto grandi nelle quali conservare, vivi, pochi
esemplari. Si innesca con due ami, uno trainante dal basso verso
l'alto all'apice del mantello, l'altro pescante nascosto tra i
tentacoli e appuntato in modo inverso, dall'alto verso il basso.
Discreta la vitalità in acqua. Anche da morto, se è
fresco e ben conservato, il calamaro mantiene quasi immutate le
qualità catturanti. In questo caso, perché il nuoto
appaia naturale e non tenda a ruotare, è utile fissare
con del filo di rame un piccolo piombo ad oliva sotto l'apice
del mantello. Dall'autunno alla primavera, anche la seppia 1-2
è un'esca valida. E' di più facile reperibilità,
intanto perché è possibile pescarla di giorno, poi
perché è facilmente acquisibile direttamente dai
pescatori professionisti. Si conserva facilmente, anche per più
giorni se posta in una nassa sott'acqua. La vitalità da
innescata è tale che può durare anche per l'intera
pescata. Si innesca come il calamaro e come quest'ultimo, mantiene
una certa efficacia anche da morta, purchè abbia mantenuto
integro il mantello e la livrea abbia conservato una buona colorazione.
Infine i pesci. Su tutti l'aguglia, il sugarello e l'occhiata.
Sono esche tipicamente estive ed autunnali, comuni prede delle
scorribande dei dentici nel sottocosta. Sono esche di facile reperibilità
(traina, bolentino coi sabiki) e non richiedono particolari accorgimenti
nella conservazione, basta una buona vasca con ricircolo dell'acqua.
Perdono abbastanza presto la vitalità iniziale, anche se
restano vivi per alcune decine di minuti. Buone anche le salpe,
le boghe, le triglie, i pagelli e un po' tutti i pescetti che
frequentano le zone rocciose e dunque sono prede abituali dei
dentici. L'innesco dei pesci avviene con un amo
trainante che cuce la bocca da sotto in su ed un ferrante posto
sotto la pancia, all'ingiù, tra il foro anale e la coda.
Solo l'aguglia, se particolarmente lunga, richiede l'uso di un
terzo amo posto a metà corpo. Sempre l'aguglia, è
l'unico pesce che per la forma allungata può essere utilizzata
con successo anche da morta, anche se, in questo caso, perde molta
della sua efficacia.
 |
|
E' il segno che stiamo pescando
bene. La canna in mano consente anche di rilevare meglio l'attacco
del dentice, specie se sul mulinello avremo caricato il multifibre,
materiale del tutto privo di elasticità che dunque trasmette
senza assorbimenti ogni movimento dell'esca. Inoltre, avendo il
multifibre una sezione ridotta rispetto al nylon, rispetto a questo
affonda più facilmente, esercitando un minor attrito in
acqua, quindi consente di raggiungere maggiori profondità
con l'uso di piombi meno pesanti. Grosso modo, con 250 grammi
di piombo si pesca fino a 25-30 metri, con 350 grammi fino a 45-50
metri, con 500 fino e oltre i 60 metri di fondo. Naturalmente,
molto dipende dall'intensità della corrente e dalla velocità
con cui si muove la barca. L'attacco del dentice, fatta una certa
pratica, è facilmente distinguibile dal piombo arroccato
tra le rocce. Sentiremo una serie di colpi seguiti talvolta da
una trazione continua. La ferrata sarà pronta e decisa.
Se dovesse andare a vuoto, lasceremo aperta la frizione in modo
da dare al dentice, quindi a noi, una seconda possibilità.
Spesso il pesce torna sull'esca anche più di una volta.
E' un comportamento tipico del dentice che prima morde la preda
per ucciderla e poi ritorna per ingoiarla. Il combattimento è
in genere senza storia, essendo il dentice poco combattivo. Alle
volte con la prima fuga riesce ad intanarsi, altre volte si slama.
In tuttti gli altri casi e sono i più, il recupero ha successo
ed il pesce viene imbarcato senza problemi, mediante l'uso di
un capiente guadino o utilizzando un raffio. La dilatazione della
vescica natatoria porta spesso all'estroflessione dello stomaco
del pesce ed alla sua fuoriuscita dalla bocca. La vescica, che
porterà in superficie il pesce negli ultimi metri di emersione
dal fondo, farà poi galleggiare il pesce e si sgonfierà
in pochi minuti, col pesce in barca, tornando nella sua sede naturale.
Occhio all'operazione di slamatura, i canini del dentice sono
ben appuntiti e la forza del suo morso è notevole. C'è
veramente da farsi male. Meglio allora attendere, senza farsi
prendere dalla fretta, magari dedicando un po' di tempo all'osservazione
degli splendidi riflessi di questo pesce della cui cattura potremo
andare giustamente fieri, perché il dentice è una
preda da pescatori veri.Zone e stagione di pesca.
Tutta la zona rocciosa delle Secche di Tor Paterno costituisce
una zona di caccia dei dentici della zona. Lì, specialmente
nei periodi in cui la temperatura dell'acqua è più
alta, di tanto in tanto è possibile trovarli assommati.
Ciò avviene con maggior frequenza quando il sole è
basso, all'alba ed al tramonto. In inverno, invece, è più
facile trovare i dentici nelle zone d'acqua più profonde,
ai margini della secca, dove il fango si alterna a basse conformazioni
di roccia. Si tratta di zone piccole ed isolate, difficili da
individuare, che possono però, di contro, regalarci grandi
soddisfazioni con catture a ripetizione.
 |
L'azione di pesca.
Anche la traina di fondo, a meno di una conoscenza tanto approfondita
del posto da consentirci di andare a colpo sicuro, è una
pesca di ricerca. In questo caso, però, la ricerca non
viene effettuata per mezzo di osservazione diretta, bensì
attraverso uno strumento indispensabile, l'ecoscandaglio. Cercheremo
i pesci ma anche tutte quelle zone che riterremo interessanti
per la conformazione disomogenea del fondale. Tutte le zone trovate
andranno marcate sul gps, meglio se cartografico, altro strumentopraticamente
indispensabile per questo tipo di pesca. La ricerca avviene contemporaneamente
alla fase di pesca, sondando zone diverse con batimetriche variabili.
In pratica si arriva sul primo posto, scelto magari sulla carta
nautica, si calano le lenze e si comincia a trainare a bassissima
velocità, un nodo, un nodo e mezzo, seguendo un ideale
percorso che ci porti a trainare nelle zone che avremo deciso
di esplorare.
Faremo in modo che le esche si trovino sempre molto vicine al
fondo, per questo saremo spesso impegnati nell'adeguare l'assetto
di pesca alla mutata profondità. In zone con alti salti
del fondale è piuttosto impegnativo e dovremo stare sempre
con la canna in mano se peschiamo col piombo guardiano o con la
manovella dell'affondatore se avremo scelto questo mezzo per portare
le esche sul fondo. Se in barca siamo soli sarà preferibile
optare per un'unica canna in pesca. Secondo noi, è meglio
pescare bene con una che male con due. Noi abbiamo da sempre preferito
il piombo guardiano perché ci consente di mantenere uno
stretto contatto tra fondale ed esca. Spesso sarà inevitabile
incagliare sul fondo e alcuni pesi verranno irrimediabilmente
persi.
|
 |
Una
Giornata sul Tirino - di Fabrizio Del Monte
E' per me sempre emozionante entrare a far parte, come visitatore,
del mondo di un pescatore;
 |
soprattutto se si tratta di Claudio
Di Salvo, esperto conoscitore dei fiumi e torrenti che caratterizzano
la parte dell'Italia Centrale. Dopo una lunga attesa, è
finalmente arrivato il suo invito ad andare a pesca insieme. Posso
io lasciarmi sfuggire l'occasione per carpire qualche segreto
dello spinning? Ovviamente ho subito accettato, e ci siamo ritrovati
alle 5:40 in un Autogril del G.R.A., per partire in una nuova
avventura di pesca. Oggi la meta è il Tirino, piccolo fiume
di 11 Km., sito in provincia di Pescara, un paio d'ore dalla Capitale.
Prima di partire, scatta la prima colazione della giornata, valida
per reintegrare le sole energie di un risveglio così prematuro.
La pancia è piena, si parte... e prima di arrivare a Bussi
sul Tirino, decidiamo di fare una capatina sul Giovenco, piccolo
torrente in una gola innevata alle porte di Pescina: venti minuti
di tentativi, ma l'aria è ancora troppo fredda, e si riparte
per la Riserva di Capestrano, per la quale dobbiamo fare un permesso
giornaliero del costo di 10 € in un benzinaio sulla strada.
Qui sorge il dilemma del fabbisogno energetico, che risolviamo
subito con una seconda colazione!
 |
Adesso incomincia l'avventura
e, approfittando dei preparativi per metterci gli stivali ed aprire
le canne, chiedo qualche consiglio iniziale e scopro che l'acqua
preferibile per lo spinning, dovrebbe essere leggermente velata,
anche dopo i temporali. Ma la situazione che ci aspetta non è
questa, e l'acqua è limpida come alla sorgente, e ciò
è dovuto soprattutto al fatto che il Tirino non ha affluenti,
ma prende l'acqua da tre sorgenti: Capodacqua, il Lago e Presciano;
poi da altre due all'altezza di Bussi, il Sambuchi ed il Fontanelle.
In questo caso, la presenza di vento, al punto da increspare la
superficie del corso d'acqua, può favorire l'avvicinamento
del pescatore e rendere la trote diffidenti. Ma alle 9:00, quando
iniziamo a pescare, il vento è basso, e la presenza di
diversi pescatori, ha già reso le trote molto diffidenti.
L'azione di pesca, grazie alla trasparenza dell'acqua, è
effettuata principalmente a vista, e l'occhio esperto di Claudio
gli permette di individuare e catturare già diverse trote
sin dalla prima ora. Per quanto mi riguarda, i miei unici successi
sono stati quelli di vedere il mio cucchiaino seguito da diverse
trote; ma il fatto di non conoscere il posto, mi ha fatto perdere
anche molto tempo per capire i punti migliori e le correnti. Le
sponde, che fino a qualche giorno fa erano completamente innevate,
ora sono diventate acquitrini e "sabbie mobili"; vi
confesso che ad un certo punto sono affondato al punto tale di
credere che avrei dovuto lasciare lì i miei stivaloni!
Ma torniamo all'azione di pesca: siamo partiti da Ponte S. Martino,
per risalire il Tirino fino al tratto NO KILL, per poi riscendere
a valle per qualche chilometro.
 |
Non essendo presenti molte buche,
ed essendo il fondale ricoperto in molti tratti da letti di alghe,
abbiamo notato la presenza di diversi esemplari di fario e li
abbiamo insidiati lanciando gli artificiali a monte, verso cui
le trote puntano in attesa che la corrente porti del cibo. Sicchè
i lanci che devono essere effettuati, partono da monte rispetto
al pescatore, per seguire in senso semicircolare fino a poco dopo
il punto di stazionamento delle trote. In questo modo, l'artificiale
seguirà il corso della corrente, fino a passare davanti
alla trota che, se non si accorgerà dell'inganno (cosa
che purtroppo mi è successa spesso!), attaccherà
con un balzo fulmineo. Gli artificiali che in questo tratto si
sono dimostrati più catturanti sono quelli dai colori argentati.
I piccoli minnows, invece, non hanno ottenuto grandi risultati.
Ma si è già fatta ora di pranzo, e la stanchezza
si fa sentire. Decidiamo di pranzare in un ristorante poco lontano,
prima di decidere se tornare o continuare la sessione di pesca.
L'occasione è ottima per provare i famosi gamberi di fiume,
che vanno a condire dei tagliolini con lo zafferano: ottimo! Preso
un caffè, decidiamo che la giornata non è finita,
e torniamo sul torrente, ormai popolato da molti "moschisti".
Un paio d'ore ed il cielo si copre, così arriva anche la
mia cattura, e la giornata può finalmente terminare con
grande soddisfazione.
L'importante non è quanto pesce si prende, il vero pescatore
è colui che ama la fase di ricerca del pesce e di immersione
nella natura, non dimenticatelo mai!
|
|